Sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania numero 26 del 26/04/2016 è stato pubblicato il Decreto Dirigenziale n. 14 del 20.04.2016 - Approvazione e pubblicazione zone carenti di Assistenza Primaria e di Continuità Assistenziale relative alle annualità 2014 e 2015

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La responsabile nazionale dei medici di Continuità assistenziale (ex guardia medica) del sindacato spiega l’assenso al nuovo Atto d'indirizzo per il rinnovo della convenzione e risponde alle critiche sul nuovo modello che prevede l'assistenza dei medici di famiglia per 16 ore al giorno con la notte affidata al 118. “I cittadini avranno più assistenza. Avremo più ore e si promuoverà la medicina di iniziativa. Agitare il rischio di licenziamenti è veramente paradossale”

“Oggi i medici di Continuità assistenziale (l'ex guardia medica) operano nel totale isolamento strutturale e funzionale” rispetto al sistema. Un isolamento che “questo Atto di indirizzo intende superare con lo spostamento definitivo della Continuità assistenziale dai sistemi di emergenza-urgenza a quelli delle cure primarie”. Così, Tommasina Maio, segretario nazionale Fimmg Continuità assistenziale (Ex guardia medica) spiega in quest’intervista i lati positivi (e perché è favorevole) del nuovo modello di assistenza territoriale (studi medici di famiglia in rete aperti 7 giorni su 7 dalle 8 alle 24 e assistenza notturna affidata al 118) approvato dal Comitato di Settore Regioni-Sanità e su cui si dovrà cotruire la nuova convenzione dei medici di famiglia.

E alle critiche sul’H16 con l’assistenza notturna affidata al 118 risponde: “Credo che in realtà alcuni soggetti siano contrari all’H16 perché portatori di interessi diversi da quelli dei medici di continuità assistenziale; alcuni ad esempio si preoccupano più del carico di lavoro degli infermieri del 118 che di quello dei medici impegnati in questo settore. Cosa assolutamente corretta, ma lo si dichiari e soprattutto non si alterino le informazioni”. E poi sul futuro occupazionale a rischio per i medici: “Le ore di incarico da assegnare ai medici di medicina generale a rapporto orario (ossia gli attuali medici di continuità assistenziale) non scompariranno, anzi cresceranno. Insomma agitare il rischio di licenziamenti è veramente paradossale”.

Dottoressa Maio perché dite sì all’atto d’indirizzo?
Il nostro progetto parte da lontano e si fonda sulla valorizzazione della professionalità di quelli che io preferisco chiamare “i medici di famiglia della notte”. Una valorizzazione che l’attuale modello, fermo a 30 anni fa, non ha consentito. Il nostro è un sistema a scatola chiusa ma questo Atto di indirizzo contiene molti elementi positivi sui quali si potrà lavorare. Per esempio quello di spostare definitivamente il sistema della continuità assistenziale dall'emergenza-urgenza a quelli delle cure primarie.

In che senso critica il modello odierno?
I medici di continuità assistenziale oggi operano nel totale isolamento strutturale e funzionale. Questo danneggia sia i medici che i pazienti poiché determina due conseguenze: la prima e più evidente è che la nostra incolumità personale è costantemente messa a rischio nell’indifferenza generale. Come dimostrano anche recentissimi avvenimenti di violenza e aggressione, non c’è sicurezza.

Cioè?
Sono veramente indignata per le strumentali polemiche di questi giorni, in cui anche alcuni sindacalisti dimenticano che la sicurezza quotidiana dei medici che operano in questo campo, nel 60-70% donne, e che questo è un problema non risolto. Continuano ad essere compiuti contro questi colleghi atti gravissimi, tutti documentati in un report che purtroppo siamo periodicamente costretti ad aggiornare, atti violenti che l’isolamento delle ore notturne, l’approccio occasionale e l’anonimato rendono di facile esecuzione.

Mi diceva che c'è pure la questione della scarsa strutturazione del servizio.
Sì è il secondo elemento di criticità. Oggi non c'è informatizzazione e collegamento (e quindi di condivisione di informazioni) con i medici di famiglia e gli altri sistemi assistenziali, con la conseguente impossibilità di contribuire in modo più efficace alla presa in carico del paziente, ovvero ad un progetto assistenziale mirato per quel paziente e le sue esigenze. Tutto questo non ci permette di offrire la qualità assistenziale che invece potremmo offrire lavorando in squadra. Poi io non conosco sistemi che possano migliorare in assenza di ritorno di informazioni su quanto operato, come la condizione attuale determina: spesso il medico di continuità assistenziale non sa come è andato a finire il suo intervento (o il suo non intervento) con il risultato di una valutazione autoreferenziale che non permette nemmeno di far valere il valore del proprio operato, ecco perché siamo convinti che occorra guardare avanti.

Va bene, ma i sindacati minoritari (ricordiamo che la Fimmg è il primo sindacato della medicina generale con il 63% delle deleghe) criticano fortemente il nuovo Atto. E la questione è l’H16 e la fine che faranno proprio i medici della continuità assistenziale. Dal vostro punto di vista non è così. Ma come rispondete?
Guardi alcune critiche mi sembrano proprio strumentali e, talvolta, voluta disinformazione. Spostando l’attività durante le ore diurne, aumenteranno le ore di assistenza offerte ai cittadini da questi medici (la copertura dell’assistenza territoriale passerà dalle attuali 108 ore a settimana a 112) e quindi le ore di incarico da assegnare ai medici di medicina generale a rapporto orario (ossia gli attuali medici di continuità assistenziale) non scompariranno, anzi cresceranno. A questo si aggiunge che il monte ore su cui si baserà la trattativa sarà quello del 2010 e conseguentemente recupereremo le risorse/ore perse a causa dei tagli di posti di lavoro che in diverse regioni sono stati effettuati negli ultimi 6 anni. Insomma agitare il rischio di licenziamenti è veramente paradossale.

Nello specifico come risponde a chi avversa il nuovo sistema H16?
Credo che in realtà alcuni soggetti siano contrari all’H16 perché portatori di interessi diversi da quelli dei medici di continuità assistenziale; alcuni ad esempio si preoccupano più del carico di lavoro degli infermieri del 118 che di quello dei medici di questo settore. Cosa assolutamente corretta, ma lo si dichiari e soprattutto non si alterino le informazioni e si portino queste rivendicazioni sui tavoli appositi, ovvero quelli della dirigenza sanitaria, che non sono quelli della convenzione almeno fintanto che non ci saranno infermieri convenzionati nel 118. Mi permetta poi di ricordare che è stato già chiarito dalla Sisac stessa che, anche se l’H16 della Medicina Generale sarà il punto di riferimento del modello assistenziale esso non sarà rigidamente ed asetticamente applicato poiché saranno considerate le specifiche esigenze dei territori e potranno esistere realtà in cui potrà essere utile mantenere l’H24.

Lei non ha paura che ci si troverà di fronte ad un sovraffollamento dei Pronto soccorso di notte?
Mi sembra che la paura di eccessi al Pronto soccorso (Ps) e di carichi di lavoro sul 118 non rispetti la qualità del lavoro offerta dagli operatori delle Centrali operative e dai sistemi di Triage dei PS, che a nostro avviso fanno un lavoro efficace ed efficiente e che con schede di triage valuteranno la richiesta del cittadino e, se di competenza del ruolo unico, la rimanderanno (come è normale che sia) alle attività del ruolo unico della aggregazione funzionale territoriale (AFT) di competenza che si svolgeranno dalle 8.00 del mattino. Oppure stiamo affermando che le centrali operative del 118 e i triage non sono il sistema più adatto a verificare l’appropriatezza di una richiesta? Allora saremmo gli unici in Europa a sostenerlo e dovremmo mettere in discussione (e non per le indifferibilità ma per le urgenze e le emergenze) l’efficacia stessa di un servizio 118 così organizzato. E poi vorrei ricordare anche come il numero maggiore di accessi al Ps è concentrato nelle ore diurne. E’ quello dunque l’arco temporale nel quale il territorio deve essere in grado di dare risposte qualificate nei luoghi di vita del paziente. E anche per quanto riguarda il 118 invito a confrontare i dati sulle attivazioni inappropriate del sistema di emergenza nelle ore diurne e notturne: anche in questo caso vedrete che gli accessi impropri sono per lo più di giorno.

A prescindere da ciò il timore è che nelle ore notturne i cittadini avranno in ogni caso meno assistenza. Da ‘medico di famiglia della notte’ c’è questo rischio?
No. I medici di medicina generale saranno comunque disponibili per tutte le richieste di assistenza fino alle 24 e il modello di intensità assistenziale proposto durante le 16 ore grazie alla somma dell’attività fiduciaria con quella oraria – modello che, va ricordato, promuoverà medicina di iniziativa ovvero è il medico che si attiva per prevenire il problema e non aspetta di essere attivato dal cittadino dopo che il problema è insorto - sarà di per se lo strumento capace di determinare livelli di soddisfazione degli utenti tali da evitare che esigenze realizzatesi durante le ore di attività del ruolo unico vadano a scaricarsi su quelle notturne. Se poi vogliamo garantire modelli di assistenza inappropriati ovvero garantire risposte pronte da emergenza urgenza a bisogni differibili allora forse il contratto avrà bisogno di un altro finanziamento e chi critica si appresti a cercarlo.

Altra critica è che questo ruolo unico della medicina generale creerà invece delle disparità tra gli attuali medici della continuità e i medici di famiglia.
I medici di famiglia e di continuità assistenziale entreranno nel Ruolo Unico della Medicina Generale con pari dignità. Ci saranno dei professionisti, accomunati dalla medesima scelta vocazionale, che lavoreranno in squadra sui medesimi obiettivi assistenziali, con il medesimo approccio relazionale e metodologico, operando in sinergia e con le stesse informazioni e gli stessi strumenti a disposizione. Mi sembra che chi fa questa critica non abbia letto la legge 189 dove è chiaro che tutto si svolgerà nel rispetto delle specifiche retribuzioni: da sindacalista mi permetto di ricordare che questo significa autonomia stipendiale; inoltre, come giurisprudenza insegna, è chiaro che se un soggetto con contratto convenzionato non subisce il potere autoritativo della Azienda Sanitaria men che meno potrà subirlo da un collega. E’ quindi evidente, ma a qualcuno incapace di progetti è necessaria la facile cassetta demagogica sindacale, che nell’interesse di tutti funzioneranno solo modelli di coordinamento.

Fonte QS

Milillo: nessuna penalizzazione per i colleghi pagati a quota oraria, neanche un euro in meno per i medici di famiglia

"Abbiamo salutato con favore l'approvazione dell'atto di indirizzo, risultato di un importante lavoro e di un cambio di sensibilità della Conferenza delle Regioni. Dobbiamo però tradurre il tutto in normativa nella prossima Convenzione". E' il commento di Giacomo Milillo a Fimmg Notizie.

"Non ci sarà nessuna riduzione dei posti di lavoro, anzi, prevediamo un recupero del monte ore del 2010 per medici pagati a quota oraria - ha aggiunto -. Anche per quanto riguarda la medicina di famiglia una cosa è certa: nessun medico vedrà decurtata la propria remunerazione anche di un solo euro".

Sul BUR - parte terza - n. 106 del 13 aprile 2016 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale - 1° semestre 2016. Il termine per la presentazione delle domande è il 13 maggio 2016.

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Si è concluso domenica 3 aprile nella sede FIMMG di Varese il corso per Formatori in Medicina Generale, della Scuola Nazionale Formazione Quadri FIMMG, che, durante tre giorni di lezioni ed esercitazioni pratiche, ha dato l’opportunità a quindici giovani medici di Continuità Assistenziale di acquisire gli strumenti necessari per svolgere l’attività di formatori in medicina generale.

Si amplia così il gruppo di Formatori FIMMGCA Lombardia artefice degli eventi rivolti ai Medici di CA che proseguiranno per tutto l'anno.

A Varese il 14 Marzo è partito il "Corso introduttivo all’attività di Medico di Continuità Assistenziale", replicato a Como lo scorso 4 aprile, e nei prossimi mesi in diverse sedi provinciali.

Il prossimo appuntamento è previsto per il 3 maggio alle ore 19.00 nella sede FIMMG di via Teodosio, 33 a Milano. L’evento è stato accreditato per 5,6 crediti ECM.

Sono inoltre ripresi (6 Aprile) gli incontri della sezione FIMMGCA Bergamo “Pillole di Continuità Assistenziale” il prossimo incontro è programmato per 13 aprile.

Il calendario è sicuramente fitto e prevede nuovi eventi formativi che si svolgeranno nelle prossime settimane presso le sedi provinciali.

Con D.G.R. n° 243 del 16 marzo 2016, pubblicata sul B.U.R. Basilicata n° 13 del 1 aprile 2016, "Graduatoria definitiva unica regionale, da valere per l'anno 2016, dei medici di medicina generale da incaricare per l'espletamento delle attività disciplinate dall'accordo collettivo nazionale del 29 lugli0 2009".

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Il Segretario Nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale, Tommasa Maio, conferma il pieno appoggio dei medici di CA a Ruolo Unico e modello H16, in risposta ai tentativi di fermare il cambiamento.

“Chiediamoci perché qualcuno ha interesse a divulgare informazioni fuorvianti e creare timori infondati come la perdita di ore e posti di lavoro per i medici di Continuità Assistenziale, con l’evidente scopo di tentare di bloccare il cambiamento che aspettiamo da decenni!”. A parlare è Tommasa Maio, Segretario Nazionale di FIMMG CA, in campo da anni per la valorizzazione della professionalità dei Medici di Continuità Assistenziale, la riqualificazione del settore e la realizzazione del Ruolo Unico della Medicina Generale, la cui definizione è stata per la prima volta dettagliata nelle bozze dell’Atto di indirizzo della nuova Convenzione. “Qualcuno ha dichiarato nei giorni scorsi che con il nuovo Accordo Nazionale i medici di CA perderanno o vedranno ridotto il proprio incarico: nulla di più falso! Nessun medico di CA perderà il proprio incarico bensì, finalmente, tutti entreremo insieme ai medici ad attività fiduciaria - e con pari dignità - nel Ruolo Unico della Medicina Generale, uscendo finalmente dal totale isolamento logistico, organizzativo, informativo in cui operiamo attualmente, chiamati, troppo spesso e impropriamente, a supplire alle carenze assistenziali di altri sistemi”. “Sono gli stessi medici di Continuità Assistenziale a chiedere il cambiamento” continua Maio richiamando il sondaggio (pubblicato a questo link) cui in pochi giorni hanno entusiasticamente risposto migliaia di medici del settore, “indicando con percentuali inequivocabili di volere il Ruolo Unico, di voler abbandonare il lavoro notturno e di volersi affrancare dalle logiche “emergentistiche” a cui alcune Regioni tentano ancora di sottomettere i medici di medicina generale della notte.”
“E questo non ci stupisce. Abbiamo documentato (Dossier su Violenza) – prosegue il Segretario FIMMG CA - una sequenza impressionante di aggressioni, violenze sessuali, delitti, non sempre puniti, che vengono compiuti grazie all’anonimato che l’approccio occasionale, la solitudine dei luoghi e la notte rendono di facile esecuzione. Come può qualcuno permettersi di dimenticare che ogni notte centinaia di medici, prevalentemente donne, rischiano la vita? Come può osteggiare l’unica vera soluzione ovvero portare quelle donne e quegli uomini a lavorare in una condizione completamente diversa dalla attuale, dove la certa identificazione, la conoscenza del paziente che si ha di fronte, il rapporto di fiducia rappresenterà la maggiore garanzia di sicurezza, oltre che di qualità assistenziale?”.
“Perché, se il tema è la tutela occupazionale - chiede ancora Maio- nessuno parla dei posti di lavoro che negli ultimi anni si sono persi per spostare risorse economiche dalla CA ad altri sistemi, primo fra tutti il 118, come in Abruzzo? (vedi comunicato del 1 dicembre 2014). Perché non abbiamo visto levare gli scudi per quello che sta accadendo ai medici di CA di Piacenza? Forse perché si devono tutelare gli interessi di chi da situazioni simili trae indubbio vantaggio?”
“Dietro certe affermazioni si nasconde l’esigenza di tutelare prerogative, interessi e rendite di posizione che non sono certo quelle dei medici di Continuità Assistenziale e tanto meno della Medicina Generale. Ma i Medici di CA, che, ribadisco, abbiamo voluto consultare, ci hanno dimostrato con le loro risposte di avere già scelto, senza paura, il cambiamento. Siamo consapevoli della presenza di realtà demografiche in cui il turn over è lento e la gobba pensionistica tarderà ad avviare il ricambio generazionale. Bisognerà lavorare sul tavolo negoziale per trovare per queste realtà soluzioni appropriate, sarà necessario prevedere una ponderata fase di transizione, fondata sulla garanzia degli attuali livelli retributivi e occupazionali, ma con l’obiettivo di arrivare presto alla realizzazione di un sogno divenuto ormai un progetto che non siamo più disponibili a procrastinare. Non si ferma un fiume con le mani, qualcuno dovrà farsene una ragione”.

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