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Al via FAD asincrona dal titolo “L’IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE ANTI PERTOSSE IN GRAVIDANZA”

Al via FAD asincrona dal titolo “L’IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE ANTI PERTOSSE IN GRAVIDANZA”

Al via FAD asincrona dal titolo “L’IMPORTANZA DELLA VACCINAZIONE ANTI PERTOSSE IN GRAVIDANZA”

La pertosse è una patologia infettiva respiratoria il cui agente patogeno è il coccobacillo Gram negativo Bordetella Pertussis. La Bordetella ha un elevato tropismo verso le cellule epiteliali ciliate del tratto respiratorio umano, e produce tossine responsabili della sua elevata patogenicità.

Nel 2016 in Europa sono stati riportati 48.446 casi di pertosse. Il 68% dei casi notificati proviene da Germania, Paesi Bassi, Polonia e UK. L’incidenza è stata di 10,8 casi per 100.000 abitanti. I dati epidemiologici mettono in evidenza che la fonte di contagio in bambini di età inferiore ad 1 anno è un familiare adulto (circa 32% dalla madre, 19% dal padre e il 29% dai fratellini).

La malattia è altamente contagiosa, si trasmette tramite aerosolizzazione delle gocce di saliva, colpisce tutti i gruppi di età, in particolare quelli infantili.

Il periodo di incubazione di solito dura 7-10 giorni e la malattia si sviluppa in tre fasi: fase catarrale, di estremo contagio, i cui sintomi sono febbricola, raffreddore e tosse; fase paratossica che dura da 2 a 4 settimane, ed è caratterizzata da tosse grave e spasmodica; fase di convalescenza in cui i la sintomatologia si attenua gradualmente.

Le caratteristiche cliniche sono correlate all’età di acquisizione dell’infezione, la gravità dell’infezione è inversamente dipendente dall’età del soggetto che la sviluppa. Nel lattante la sintomatologia può manifestarsi con apnea e cianosi e può determinare gravi complicazioni respiratorie oltre che sequele neurologiche. Le complicanze polmonari cioè le polmoniti, sono le più frequenti (circa il 10% dei casi), e possono essere fatali; il danno a carico del sistema nervoso centrale può manifestarsi con ritardo mentale, cecità temporanea o permanente, sordità o paralisi dei nervi cranici. L’encefalite è una complicanza fortunatamente più rara ma particolarmente temuta perché associata a morte o sequele neurologiche permanenti.

Il trattamento della pertosse negli adulti dipende dalle manifestazioni cliniche è farmacologico sintomatico e con antibioticoterapia mirata. Nei lattanti invece viene spesso richiesta l’ospedalizzazione poiché diventa necessaria oltre l’antibioticoterapia anche un monitoraggio continuo dello stato di idratazione e della sintomatologia.

La pertosse può essere trasmessa da un adulto al neonato non ancora sottoposto a vaccinazione; nei primi mesi di vita il rischio di sviluppare l’infezione è molto elevato. La vaccinazione neonatale non è una opzione applicabile e valida poiché non vi è tempo per somministrare un numero di dosi sufficiente a proteggere il bambino nei primi mesi di vita, i più a rischio. La vaccinazione (che fa parte dell’esavalente) è consigliata a partire dal 3° mese di vita, ma per essere efficace occorrono 3 somministrazioni: la copertura sui raggiunge all’11° mese di vita del bambino.

L’unica strategia per proteggere i neonati/lattanti e ridurre il rischio di pertosse nel primo anno di vita è l’immunizzazione passiva del neonato mediante vaccinazione materna in gravidanza.

Il Piano Nazionale Vaccinazioni italiano raccomanda la vaccinazione per la pertosse per tutte le donne nel 3° trimestre di gravidanza. Oggi il vaccino comunemente utilizzato è costituito da parti inattivate del batterio (vaccino acellulare) e non più dal batterio intero: ciò rende il preparato vaccinale molto più tollerabile e ugualmente efficace.

Il periodo raccomandato per effettuare la vaccinazione è il terzo trimestre di gravidanza, idealmente intorno alla 28a settimana, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare. Il trasferimento di anticorpi avviene principalmente dalla 34a settimana di gestazione, e conferisce una protezione passiva al neonato nei primi mesi di vita oltre ad una immunizzazione della madre che può essere essa stessa veicolo di infezione. La risposta anticorpale per la pertosse declina rapidamente, ragion per cui la vaccinazione viene proposta a ogni donna in gravidanza, e ad ogni sua gravidanza, indipendentemente dal suo stato immunologico. Il vaccino può essere somministrato in corso di allattamento materno al fine di ottenere il trasferimento di anticorpi attraverso il latte, ma il passaggio anticorpale al neonato è inferiore. Per questa ragione, l’obiettivo principale rimane la vaccinazione nel terzo trimestre di gravidanza.

Gli studi sulla sicurezza del vaccino dTap in gravidanza non dimostrano rischi aumentati di complicanze materno-fetali legate alla somministrazione. Un vaccino, come qualsiasi altro farmaco, può causare problemi, quali gravi reazioni allergiche, ma è molto più sicuro vaccinarsi in gravidanza che rischiare che il neonato si ammali di pertosse.

Tra gli eventi avversi registrati in corso di vaccinazione anti dTap  vi sono reazioni locali quali dolore lieve, rossore e gonfiore al sito d’iniezione, talora associati a tumefazione dei linfonodi locali. Talora possono esserci manifestazioni sistemiche, sempre di lieve entità e breve durata, come febbre, brividi, malessere generale, mal di testa, debolezza muscolare, rigidità articolare, prurito, linfadenopatia, nausea, vomito, diarrea.

Le controindicazioni alla somministrazione del vaccino in gravidanza sono le allergie acclarate a uno dei componenti del vaccino, manifestatesi durante una precedente somministrazione, o una storia di sindrome di Guillain Barré o neurite brachiale dopo somministrazione di vaccino antitetanico.

 

Angela Amodeo

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