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Webinar 17 Ottobre: Impatto dell’epidemia da Covid-19 sulla prevenzione vaccinale dell’adulto

Webinar 17 Ottobre: Impatto dell’epidemia da Covid-19 sulla prevenzione vaccinale dell’adulto

Webinar 17 Ottobre: Impatto dell’epidemia da Covid-19 sulla prevenzione vaccinale dell’adulto

La comparsa del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) ha letteralmente stravolto il modo di vivere di ampia parte dell’umanità. Il secolo passato ci aveva consegnato epidemie impegnative legate ai virus influenzali (Spagnola, Asiatica, Honk-Hong ed H1N1), all’HIV, alla SARS, alla MERS, all’Ebola e al Zika-virus e, nel 2015, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva anche ipotizzato la possibile emersione di un nuovo patogeno epidemico (definito “Patogeno X”) proprio per preparare il mondo a tale evenienza.

Tuttavia, il SARS-CoV-2 ci ha colti assolutamente impreparati e mai nessun evento sanitario nei secoli precedenti aveva avuto un così importante impatto sui sistemi sanitari internazionali e sulle scelte sociali, economiche e politiche dei paesi del nostro pianeta. L’epidemiologia generale del SARS-CoV-2 ci ha sicuramente impressionato, riuscendo a determinare a livello mondiale, in poco meno di nove mesi dalla sua comparsa, oltre 30 milioni di casi e circa 1 milione di morti. Casi distribuiti di fatto in ogni angolo del pianeta. Volendo contestualizzare alla situazione italiana aggiornata a settembre 2020, l’epidemiologia nazionale ci ha segnalato circa 300.000 casi con oltre 35.000 decessi. L’ondata epidemica italiana, così come quella di molti altri Paesi del mondo, ha presentato un andamento attualmente bimodale con una prima ondata ed un picco di nuovi casi a fine marzo 2020 (+ 6.600 casi) ed una seconda ondata, avviatasi a metà agosto ed attualmente con un plateau che da inizio settembre fa registrare circa 1.300 nuovi casi al giorno. Di fatto sono stati nove mesi durante i quali abbiamo imparato molto maturando anche alcuni nuovi interrogativi sul SARS-CoV-2. Abbiamo innanzitutto imparato che le attività di lockdown sono state estremamente efficaci nel ridurre, in tempi relativamente brevi, l’impatto della malattia. Tanto che a giugno abbiamo sperato di averla controllata in modo duraturo. Tuttavia abbiamo potuto sperimentare come il lockdown, per le implicazioni socio-economiche che determina, non può essere una soluzione definitiva e deve pertanto essere intesa solo come una condizione estrema, temporanea e, probabilmente, estesa su contesti non più nazionali ma regionali o addirittura locali. Fortunatamente, questi nove mesi, hanno permesso alla Sanità Pubblica di saggiare e verificare altre strategie di prevenzione che si sono dimostrate assolutamente efficaci nella mitigazione della trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Alcune di queste indicazioni, come lavaggio delle mani, igiene respiratoria, uso delle mascherine e distanziamento fisico sono immediatamente entrati a far parte della nostra quotidianità ed oggi sono ormai supportate da evidenze scientifiche sempre più robuste che dimostrano una efficacia preventiva individuale e, di conseguenza, collettiva. Contemporaneamente si sono affermate strategie di gestione del rischio che permettono alla Sanità Pubblica di agire direttamente sulle popolazioni. Nello specifico, dietro indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’attuale risposta organizzativa prende ampio spunto dall’ormai noto acronimo “TTT” ovvero “Test, Treat, Track”. Centrale, nel portare avanti la risposta organizzativa di Sanità Pubblica, è il ruolo del Medico di Medicina Generale (MMG). Un ruolo che si basa sulla fiducia da parte sia della popolazione assistita che del Servizio Sanitario territoriale e lo rende quindi la  figura principale che può, autorevolmente e responsabilmente, segnalare lo stato di salute dei  propri pazienti per l’attivazione della verifica diagnostica domiciliare da parte dell’USCA e poi il conseguente monitoraggio “a distanza” nel caso di isolamento fiduciario domiciliare del paziente con eventuale trattamento terapeutico ed infine la collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione per l’individuazione dei contatti.

La strategia “TTT” ci ricorda che innanzitutto bisogna garantire capacità di identificazione dei nuovi casi attraverso test che dimostrino di essere accurati, economici ed accettabili. Oggi in Italia si riescono ad analizzare oltre 100.000 tamponi oro/rinofaringei processati in PCR e questo garantisce ampia capacità identificativa in tempi sempre più rapidi. Non è per altro da escludere che, nei prossimi mesi, nuovi metodi laboratoristici possano ulteriormente migliorare l’accuratezza diagnostica, incrementare l’estensione dei test e semplificarne l’effettuazione.

Bisogna poi supportare la capacità di trattamento precoce ed efficace dei casi di infezione in modo da ridurre i rischi di progressione della malattia e di conseguenti complicanze. Ciò anche al fine di evitare l’overcrowding dei reparti ospedalieri con conseguenti disservizi nell’erogazione dell’assistenza sanitaria avanzata. Ed infine, ma non per importanza, risulta fondamentale l’attività di “contact tracing”. Si tratta di attività strategiche che i Dipartimenti di Prevenzione quotidianamente pongono in essere intercettando e monitorando, attraverso le inchieste epidemiologiche, decine di migliaia di casi e contatti al giorno. Attività che esitano in ulteriori e successive azioni di isolamento fiduciario dei casi e quarantena dei contatti a cui ci siamo dovuti abituare con la consapevolezza dell’importanza strategica che essi hanno.

Stiamo parlando di risposte organizzative che, a settembre, ci stanno permettendo di evitare la crescita esponenziale di casi già vista a marzo 2020. Volendo infatti trarre spunto da questa seconda ondata epidemica, è evidente che l’aumento dei casi di settembre, per quanto atteso dopo l’allentamento delle misure di protezione individuale e collettiva, risulta infatti meno esplosivo rispetto a quello di marzo confermando ulteriormente l’utilità delle strategie poste in essere anche in assenza di lockdown. Rimane, tuttavia, l’interrogativo se tutto ciò basterà a controllare l’epidemia durante il prossimo incalzante inverno. Purtroppo la sensazione è che un possibile, anche piccolo, ulteriore incremento dei casi possa mettere in difficoltà i servizi territoriali che ad oggi hanno condotto un lavoro eccellente permettendo il “flattening the curve” tanto acclamato dagli epidemiologi. Ma sarà ancora possibile garantire queste attività di prevenzione territoriali se i numeri dovessero, per quanto lentamente, continuare ad aumentare?

Il principio di precauzione ci porta a non trascurare la possibilità che scenari peggiori si configurino e che quindi ulteriori azioni di Sanità Pubblica possano essere necessari al fine di ottimizzare le risposte. In tal senso non possiamo assolutamente trascurare l’importanza che le vaccinazioni avranno per i prossimi mesi. Parliamo delle vaccinazioni anti-influenzali e dell’antipneumococcica ma assolutamente senza trascurare le altre vaccinazioni dell’adulto e quelle pediatriche. Ricordiamo che qualsiasi sindrome simil-influenzale, poco importa se da influenza, pneumococco, morbillo o pertosse, dovrà per natura avviare una diagnosi differenziale con SARS-CoV-2 costringendo ad un ulteriore sforzo i Servizi di Igiene Pubblica. Ed è per questo fondamentale che i casi di patologie respiratorie siano ridotti al minimo proprio attraverso la vaccinazione.

Sappiamo bene che la vaccinazione non è e non può essere un compito esclusivo dei servizi vaccinali dei Dipartimenti di Prevenzione ma, al contrario, è uno strumento di salute che necessita di un intervento congiunto e coordinato che integri la medicina territoriale dei Medici di Famiglia e dei Pediatri di Libera Scelta, quella delle Aziende Sanitarie Pubbliche ed il comparto Ospedaliero.

Solo uno sforzo congiunto, nelle attività di testing, treating e tracking così come nella promozione delle pratiche vaccinali e delle misure di contenimento individuali, ci permetterà di evitare che l’inverno 2020-2021 si iscriva nella storia dell’umanità come uno dei più nefasti per la Sanità Pubblica. Rimaniamo fortemente convinti che insieme, ma solo insieme, potremo arginare questa triste ma non remota possibile prospettiva.

 

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